All'interno degli antichi culti misterici, agrari e stellari, l'alternanza luce-buio, lavoro-riposo, atto-potenza, primavera-inverno, pianta-seme, si trasforma di conseguenza in strumento di conoscenza e rivelazione che indica all'essere umano la via per la trasformazione materiale e spirituale, che si risolve nella necessità di trovare il proprio equilibrio dinamico, cioè il proprio giusto ritmo, armonizzandosi ed accordandosi sui ritmi della Natura.
sabato 31 gennaio 2015
Il Principio Primario Lunare
Le espressioni "Principio Primario" ed "Archetipo" si riferiscono ad un'antichissima dottrina delle tipologie, la cui origine si sottrae ad ogni indagine storica, giacché le sue tracce si perdono nella notte dei tempi.
Secondo la concezione della filosofìa ermetica, i Principi Primari sono esistiti fin dall’inizio e, per così dire, sono una parte preesistente ed originaria della creazione.
Anche gli Archetipi sono qualcosa di immanente e non un'ideazione dell'uomo.
L’uomo dispone di modelli psichici basilari innati, ossia, con la nascita, l'anima scivola in un determinato tessuto di modelli comportamentali.
I Dieci Principi Primari utilizzati sono, ancora più degli Archetipi e degli Alementi, sostanzialmente e generalmente partecipi su basi fisiche di tutto, anche delle vicende spirituali e mentali del nostro mondo.
La Luna è il Principio Primario Femminile per eccellenza.
La tendenza verso la Luna è cominciata a vari livelli, ne fa parte anche l'uso di indicare sugli orologi, oltre all’orbita del sole anche le fasi lunari.
Oggi in Agricoltura si ricomincia a piantare e raccogliere sempre più spesso tenendo presente il Ciclo Lunare, a tagliare la legna regolandosi sulle fasi della luna e a prendere gli appuntamenti medici a seconda dell’influenza più o meno favorevole della luna, si tratta solo dell’inizio di una rinnovata presa di coscienza degli effetti dei Principi Primari, dei quali il più importante è, appunto, la Luna.
Che questo Principio Primario Femminile sia considerato ora di gran lunga il più importante ha a che a che fare con un bisogno di recupero, dopo anni di preferenza dei principi primari maschili.
L'ormone da attribuire al Principio Lunare è l'Estrogeno.
È il più femminile tra gli ormoni femminili.
Tutti gli sforzi materni sono sotto la sua influenza così come anche tutti gli sforzi tendenti a realizzare la maternità, per esempio la disponibilità a concedersi, la ricerca dell'unione, la sensazione di piacere ed il desiderio di concepire.
L’estrogeno favorisce quel piacere che porta frutti.
Nel regno animale si parlerebbe di disponibilità all’accoppiamento.
Il Principio Lunare vale sia per la madre che per il bambino, comprende psicologicamente sia la maturità, sia la regressione ed in generale la schiettezza, allo stesso modo come il partecipare, il confidarsi e il lasciarsi guidare.
Ne fa parte tutto ciò che è morbido, impressionabile ed influenzabile.
Mentre il Principio di Venere diventa attivo per il piacere, la Luna reclama, per sé e per i figli che dovranno nascere, la sicurezza, la durata e la protezione.
A questo riguardo la Femminile Pienezza Lunare che si manifesta a livello fisico ma non in occasione di una gravidanza regna, accanto a quella fertilità avvolgente, soprattutto l’esperienza soggettiva.
Il principio lunare è, d’altra parte, strettamente legato, in tutti i suoi processi, con la natura ed il naturale.
L’orientamento verso la fertilità e tutto ciò che è materno dipende di conseguenza dalla luna, così come, vista dalla nostra prospettiva terrestre la luna cresce e decresce ritmicamente nel ciclo, è compito del principio lunare oscillare con il ritmo della vita ed essere legato con tutti i processi naturali, in special modo con la fertilità.
Così la donna, in cui agisce prevalentemente il principio lunare, è la donna materna fertile, mentre la donna, in cui agisce prevalentemente il principio di Venere, è l’amante passionale.
Il simbolo del principio lunare è la coppa o la falce lunare un simbolo del concepire, quindi tutto femminile.
In generale troviamo qui una evidente dipendenza dagli umori, questa si può naturalmente esprimere in maniera positiva, ma può anche manifestarsi nel sentirsi offesi, in cupa tetraggine fino ad arrivare a degenerare in allucinazioni funeste.
Ai livelli liberati, verso i quali il Principio Lunare può evolversi, troviamo un'alta sensibilità e capacità di immedesimarsi, partecipazione premurosa, incondizionato amore materno e umana compassione.
L’anima, le personalità e l’essere nel mondo
Chi siamo noi e cosa è l’anima
Nel lavoro sulle vite precedenti consideriamo che noi siamo esseri spirituali che hanno scelto di incarnarsi in un corpo umano, e non esseri umani che si sforzano di sviluppare un’identità spirituale.
La dimensione spirituale ci è dunque naturale, tanto quanto quella corporea ci è familiare e nel viaggio della vita si tratta semplicemente di lasciare che la natura della nostra anima emerga spontaneamente, con la cura e i tempi che richiede il processo di svelamento.
Si tratta di ricordare chi già siamo e non di diventare altro da quello che siamo.
Siamo qui e ora, uno e molti
Forse la cosa più difficile, che ogni tradizione e filosofia ci invita a scoprire, è il semplice qui e ora, il luogo da cui non ci è possibile allontanarci e in cui è così difficile stare davvero.
Il nostro esistere è un esserci, un essere qui e ora nel mondo, che è intreccio di molte dimensioni
- il corpo fisico e quello etereo
- il piano emozionale e quello mentale
- il mondo dello spirito e quello dell’anima
Nell’intreccio siamo semplicemente noi, unici.
In noi abitano e coesistono personalità diverse che si susseguono a volte anche in modo frammentato.
Alcune di queste personalità possono emergere come figure di qualcuno che siamo stati in una vita precedente, eppure nei nostri molti volti siamo ancora noi, non altri da noi.
Siamo qui
Siamo comunque, in quanti vivi, nel mondo e nel tempo, in questo luogo e in questa epoca come possiamo ricordare di altre volte in altre epoche e in altri luoghi.
Lo spazio, il luogo in cui siamo, è una dimensione essenziale alla vita.
Siamo con
E il nostro esistere non è mai separabile da ciò con cui siamo in relazione, sia esso il mondo fisico o il mondo delle relazioni umane.
La nostra vita non durerebbe più di una manciata di minuti senza l’aria che che respiriamo e il nostro esistere si spegnerebbe senza la presenza di altre vite intorno a noi, come quella dei neonati che si lasciano morire di fame se privati di ogni cura amorevole.
Siamo ora: passato, presente e futuro
Possiamo quindi fare eco alle parole antiche di Agostino
solo il presente esiste; il passato non è più, il futuro non ancora, il presente, invece, è.Dove abitano dunque passato e futuro?
Essi abitano in noi, nel ricordo e nell’anticipazione.
Passato e futuro abitano dunque in noi, nell’ora, il passato come ricordo e il futuro come anticipazione, e abitano in tutte le nostre dimensioni e aspetti.
Abitano nel nostro corpo, nelle nostre emozioni, nella nostra testa, nelle immagini, nei pensieri, nell’anima e nello spirito.
E le storie…
L’umanità è dalla sua origine accompagnata dalle storie.C’è qualcosa che permette di trasmettere l’uomo e il suo essere come cento testi filosofici non potranno mai fare.
Vi sono stati luoghi e tempi in cui gli uomini hanno dovuto rinunciare a tutto, anche a quanto apparentemente rende la vita vivibile, ma mai hanno rinunciato alle storie.
Nelle storie vi è tutto c’è
- il luogo
- il mondo
- il tempo
- l’ora di allora
- l’intreccio dei personaggi e degli eventi
- l’uno e i molti nell’identità
Anche il nostro corpo, se interrogato nel modo giusto, ha mille storie da narrare che gli hanno dato forma.
Questa è una delle ragioni per cui le nostre vite passate, che si presentano naturalmente sotto forma di storie, sono una via privilegiata alla conoscenza di noi stessi.
domenica 25 gennaio 2015
Simboli, Archetipi ed Energie
Un mondo di elementi, immagini, storie e miti che attraversano tutti i regni, dalla natura all'uomo e proprio per questo ci parlano e risvegliano in noi l'indicibile.
Perché un simbolo, un archetipo, è simile a un iceberg, la parte visibile è piccola in confronto di quella nascosta, il manifesto poco in rapporto a ciò che è in grado di evocare.
Perché un simbolo, un archetipo, è simile a un iceberg, la parte visibile è piccola in confronto di quella nascosta, il manifesto poco in rapporto a ciò che è in grado di evocare.
"...talvolta una parola, una frase, o una poesia, o una storia, è così risonante, così esatta, da rammemorarci, almeno per un istante, la sostanza di cui siamo realmente fatte, e dove si trova la nostra vera casa."
sabato 24 gennaio 2015
La natura del tempo: passato, presente e futuro ed eternità
Molte sono le teorie che descrivono la natura del tempo, ma, per quanto ci riguarda, nella scoperta di noi stessi, possiamo fare eco alle parole antiche di Agostino:
Dove abitano dunque passato e futuro?
Essi abitano in noi, nel ricordo e nell’anticipazione.
Passato e futuro esistono solo nella mente, per cui il tempo è della stessa natura della mente.
Il paradosso della concezione del tempo è che il passato esiste in quanto è presente, cioè la realtà del passato è nella forma del ricordo, sia esso consapevole o inconscio, mentre la realtà del futuro è quella dell’anticipazione e del progetto che hanno luogo nel presente.
Tutti noi conosciamo bene la forza che passato e futuro esercitano sul nostro presente e quanto spesso non riusciamo a vivere pienamente nel qui e ora, dal quale siamo distolti dalle ferite che situazioni passate hanno lasciato in noi e dall’ansia e dalla paura nei confronti di possibili situazioni future.
Tempo, passato e futuro abitano dunque in noi, nell’ora, il passato come ricordo e il futuro come anticipazione, ma abitano in tutte le nostre dimensioni e aspetti e non solo in quella mentale.
E dalla dimensione e dalle esperienze dello spirito proviene appunto l'idea dell'eterno, del tempo che è sempre simultaneamente presente e che si contrappone all'illusione del tempo che scorre, la natura del tempo come può apparire in meditazione.
solo il presente esiste, il passato non è più, il futuro non ancora, il presente è.
Dove abitano dunque passato e futuro?
Essi abitano in noi, nel ricordo e nell’anticipazione.
Passato e futuro esistono solo nella mente, per cui il tempo è della stessa natura della mente.
Il paradosso della concezione del tempo è che il passato esiste in quanto è presente, cioè la realtà del passato è nella forma del ricordo, sia esso consapevole o inconscio, mentre la realtà del futuro è quella dell’anticipazione e del progetto che hanno luogo nel presente.
Tutti noi conosciamo bene la forza che passato e futuro esercitano sul nostro presente e quanto spesso non riusciamo a vivere pienamente nel qui e ora, dal quale siamo distolti dalle ferite che situazioni passate hanno lasciato in noi e dall’ansia e dalla paura nei confronti di possibili situazioni future.
Tempo, passato e futuro abitano dunque in noi, nell’ora, il passato come ricordo e il futuro come anticipazione, ma abitano in tutte le nostre dimensioni e aspetti e non solo in quella mentale.
Abitano nel nostro corpo, sotto forma di tracce di storie ora dimenticate, come la forma di un albero ci racconta le vicende della sua crescita.
Abitano nelle nostre emozioni, che ripercorrono spesso inconsapevolmente le strade delle nostre esperienze più dolorose o che precorrono con il batticuore ciò che potrebbe un giorno accadere.
Abitano nella nostra testa, nelle immagini, nei pensieri, nei suoni che in essa si formano e incessantemente disegnano e ridisegnano il nostro mondo.
Abitano nell’anima e nello spirito, dove eterno assoluto e tempo scorrevole coabitano senza contraddizioni, e dove le nostre vite abitano l’una accanto all’altra come foglie di uno stesso albero, a formare la grande chioma che, nella sua forma unica, si espande.
E dalla dimensione e dalle esperienze dello spirito proviene appunto l'idea dell'eterno, del tempo che è sempre simultaneamente presente e che si contrappone all'illusione del tempo che scorre, la natura del tempo come può apparire in meditazione.
domenica 18 gennaio 2015
Il Calendario di Coligny
Le conoscenze astronomiche degli antichi Celti
La capacità di percepire i ritmi della natura e di vivere in armonia con essa fu un fatto essenziale nel mondo pre e protostorico.Fu così anche per i Celti, come per altre popolazioni dell'Età del Ferro, essendo la loro, una società la cui economia era prevalentemente rurale.
Il Sole e la Luna con i loro movimenti ciclici furono fondamentali dal punto di vista della divisione del tempo e dello sviluppo del calendario.
In questo modo la Luna permetteva di dividere il tempo in settimane, quindicine e mesi, mentre al Sole spettava il compito di scandire l'anno.
Il Sole, a causa del suo moto, sorge ogni giorno un poco più tardi rispetto alle stelle, quindi una stella sorge e tramonta circa quattro minuti prima rispetto al giorno precedente.
Ciò significa che una costellazione che in un determinato periodo dell'anno sorge e tramonta assieme il Sole non è visibile.
Sei mesi dopo essa sorgerà dodici ore prima del Sole e sarà quindi visibile durante tutta la notte.
Per questa ragione tutte le costellazioni vicine all'eclittica sono visibili in media per sei mesi all'anno.Potremo quindi parlare di costellazioni "estive" e "invernali".
Anche i pianeti si spostano nel cielo.
Mercurio e Venere percorrono le loro orbite tra la Terra e il Sole rimanendo sempre abbastanza prossimi ad esso e si possono osservare alternativamente verso est subito prima dell'alba e verso ovest subito dopo il tramonto.
Marte, Giove e Saturno percorrono le loro orbite oltre quella della Terra quindi possono essere visibili per lungo tempo durante tutta la notte.
Anche loro anticipano ogni giorno la loro levata, ma talvolta a causa del moto retrogrado, sembrano invertire la direzione sorgendo in ritardo rispetto al giorno precedente.
I Maya svilupparono un calendario rituale il cui ciclo fondamentale era lungo 260 giorni che coincide col periodo di visibilità di Venere come astro del mattino o della sera.
I Celti facevano riferimento a corpi celesti quali la Luna e le stelle.
L'importanza della Luna è stata documentata da molti autori latini e in maniera oggettiva dalla struttura del calendario celtico di cui un esempio è inciso sui frammenti di una tavola di bronzo trovata a Coligny nel 1897.
Nella regione dell'Ain, sud della Francia, antica terra dei Galli Ambarri, a Coligny, furono ritrovati in un pozzo, nel novembre del 1897, i frammenti di una tavola di bronzo, le cui incisioni riproducevano la sequenza dei giorni di un calendario.
Il calendario viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo romana, ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni secoli prima.
I druidi non utilizzavano la scrittura, per cui il fatto di aver ritrovato un calendario scritto non può essere spiegato che con la conseguenza dell'occupazione romana su un insegnamento che era sempre stato trasmesso per via orale.
Il calendario di Coligny contiene la rappresentazione di una sequenza di cinque anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, più 2 mesi supplementari, ritenuti essere mesi intercalari introdotti per rendere lunisolare il calendario.
La sequenza dei mesi rappresentati è la seguente:
- Samonios di 30 giorni
- Dumannios di 29 giorni
- Rivros di 30 giorni
- Anagantios di 29 giorni
- Ogronios di 30 giorni
- Cutios di 30 giorni
- Giamonios di 29 giorni
- Simivisonios di 30 giorni
- Equos di 30 giorni
- Elenbiuos di 29 giorni
- Edrinios di 30 giorni
- Cantlos di 29 giorni
Essi erano divisi in due parti di 15 più 15, oppure 15 più 14 giorni ciascuno in modo tale che se la prima quindicina era vincolata dalla fase di Primo Quarto, l'inizio della seconda doveva coincidere con la Luna alla fase di Ultimo Quarto.
I mesi le cui quindicine erano complete, di 30 giorni, sono classificati come MAT cioè fortunati, mentre quelli con 29 giorni sono etichettati con il termine gallico ANMAT che significa infausto.
Fa eccezione il mese di Equos che è un mese "Anmat" ma dura 30 giorni.
La prima quindicina, durante la quale la Luna raggiungeva il plenilunio, era ritenuta un periodo di luce, mentre la seconda quindicina centrata sul novilunio era ritenuta un periodo di buio.
Le due quindicine sono separate dalla parola gallica ATENOVX, ritorno al buio, rinnovamento.
La quindicina posta dopo ATENOVX comprende il novilunio e quindi di fatto è il periodo dell'oscurità, mentre la prima quindicina comprendendo il plenilunio era il periodo di luce.
Si presume che i due mesi addizionali servissero per conciliare il tempo misurato basandosi esclusivamente sulla successione delle fasi della Luna con quello misurato tenendo conto del moto apparente del Sole sulla sfera celeste durante l'anno.
L'accuratezza raggiunta da questo calendario era adeguata per gli scopi agricoli, sociali e rituali tipici della società gallica del tempo.
La decisione di utilizzare una sequenza di 7 mesi da 30 giorni e 5 da 29 giorni per ogni anno fu una naturale conseguenza delle osservazioni astronomiche.
La lunghezza media del mese sinodico risultante da questa combinazione è 29,58 giorni.
Dalle loro misurazioni i Druidi si erano accorti che la lunghezza del mese sinodico lunare sembrava fluttuare nel tempo intorno ad un valore medio, questo fatto lo rileviamo sperimentalmente dal calendario di Coligny nel quale venne codificato il valore sperimentalmente osservato e non il valore medio.
Infatti la lunghezza effettiva della lunazione variava durante l'età del Ferro tra 29,27 e 29,84 giorni solari.
L'osservazione delle fasi lunari portata avanti per lunghi periodi di tempo tendeva a determinare un valore di 29,60 giorni, che è un po’ più elevato della lunghezza media della lunazione, 29.53 giorni, ma che risulta in perfetto accordo con quanto codificato nel calendario.
Quest'ultimo valore conduce in capo a 12 lunazioni ad assegnare 355 giorni alla lunghezza dell'anno lunare invece che 354.
Il valore 355 è proprio la durata dei tre anni ordinari indicati nel calendario di Coligny e anche dei due rimanenti avendo l'accortezza di trascurare il mese intercalare che li porta a 385 giorni ciascuno.
I druidi furono costretti ad introdurre due mesi addizionali con lo scopo di intercalarli, seguendo qualche criterio, nel corso dei 5 anni lunari per raggiungere dal punto di vista pratico un accordo ragionevole tra il computo basato sul Sole e quello basato sulla Luna.
Infatti ogni 2 anni lunari e mezzo si perdeva circa un mese e solo dopo 30 anni si ritornava alle condizioni iniziali, cioè all'accordo tra il calendario e la stagione climatica.
Durante quel periodo il calendario era retrogradato di un numero di giorni pari ad un anno lunare.
In questo modo l'accordo tra il computo solare e quello lunare poteva essere mantenuto annualmente entro un errore massimo di 30 giorni a meno delle derive a lungo termine.
Il calendario celtico rappresentò non solo uno strumento liturgico, ma anche un dispositivo utile alla pianificazione agricola che va soggetta ai cicli stagionali in accordo con il Sole e cosi fanno anche le levate eliache delle stelle che definivano la cadenza delle feste.
Il vincolo lunare era obbligatorio solamente nel caso della festa più importante, quella di Trinuxtion Samoni che è l'unica espressamente indicata sul calendario di Coligny in tutti i cinque anni rappresentati.
L'annotazione corrispondente compare in corrispondenza del secondo giorno della seconda quindicina del mese di Samonios di ciascun anno, quindi due giorni dopo l'ultimo quarto della Luna.
Il calendario di Coligny è assimilabile ad un almanacco perché in esso sono codificate talune efficaci regole di predizione delle eclissi soprattutto quelle lunari.
Il fatto che nel secondo secolo dopo Cristo il calendario fu redatto in forma scritta potrebbe essere il segno che dopo l'invasione romana la classe druidica si dovette accontentare di pochi allievi, in quanto la maggioranza della gioventù appartenente all'aristocrazia Gallica preferiva studiare il Latino e il Greco presso i Romani e non più la scienza dei padri presso i druidi.
Essi furono quindi costretti a scrivere ciò che aveva sempre tramandato oralmente in quanto la complessità del meccanismo di gestione calendariale era era ormai tale da essere oltre le usuali abilità del clero rurale del tempo.
Da queste e da altri studi tutt'ora in corso incomincia ad emergere un'altra immagine del popolo dei Celti, l'immagine dei barbari viene via via smantellata è sostituita con quella di un popolo dedito allo studio, all'osservazione e all'interpretazione della natura.
sabato 17 gennaio 2015
Mi Presento
BarMatLux
Esperto di astrologia e ricercatore spirituale, formato in astrologia classica, in seguito appassionato alla corrente umanistica evolutiva, integrando le conoscenze teoriche con studi esperienziali legati ai percorsi acquariani dello sviluppo dei talenti, la creatività e la scoperta interiore di sé.È in questa chiave di consapevolezza e di crescita che sviluppa l'astrologia, che proponendo attraverso corsi collettivi e consulenze individuali, mediante gruppi di meditazione e visualizzazioni guidate, percorsi di risveglio dell’energia.
Vite precedenti: i possibili approcci alla reincarnazione
Esplorare le proprie vite precedenti è un percorso che non richiede
una fede specifica nella reincarnazione, come molti credono.
Si tratta di un viaggio di scoperta che richiede invece apertura e disponibilità all’esperienza.
Le vite passate come scoperta di sé, è un dato di fatto che la maggior parte di noi può lasciare che emergano ricordi di altre vite sotto forma di
Come altri percorsi di "scoperta di sé" è una via di crescita e di ampliamento delle nostre possibilità di scelta nella vita.
La metafisica della reincarnazione, è la credenza nell’idea che l’anima si reincarni vita dopo vita.
Si tratta di un’idea molto diffusa, sia nel tempo che nello spazio, lungo la storia dell’umanità.
In oriente è uno degli elementi portanti sia della religione induista che di quella buddista.
In occidente era una credenza diffusa presso i greci, Pitagora, gli orfici, i romani, Plotino e nel critianesimo dei primi secoli, i Padri della Chiesa, Origene in particolare.
Dalla metafisica della reincarnazione derivano i concetti di karma, dharma, samsara, etc.
Si tratta di un viaggio di scoperta che richiede invece apertura e disponibilità all’esperienza.
Le vite passate come scoperta di sé, è un dato di fatto che la maggior parte di noi può lasciare che emergano ricordi di altre vite sotto forma di
- immagini
- sensazioni
- emozioni
- pensieri
- intuizioni
Come altri percorsi di "scoperta di sé" è una via di crescita e di ampliamento delle nostre possibilità di scelta nella vita.
La metafisica della reincarnazione, è la credenza nell’idea che l’anima si reincarni vita dopo vita.
Si tratta di un’idea molto diffusa, sia nel tempo che nello spazio, lungo la storia dell’umanità.
In oriente è uno degli elementi portanti sia della religione induista che di quella buddista.
In occidente era una credenza diffusa presso i greci, Pitagora, gli orfici, i romani, Plotino e nel critianesimo dei primi secoli, i Padri della Chiesa, Origene in particolare.
Dalla metafisica della reincarnazione derivano i concetti di karma, dharma, samsara, etc.
sabato 10 gennaio 2015
La magia, la wicca e il divino
C'è una profonda ed antica ferita al cuore della civiltà occidentale, una terribile sofferenza causata da questo errato concetto che il Divino non è presente nel mondo.
Questo errato concetto ha condotto ad un errato pernsiero che fa sì che uomini pilotino aerei, costruiscano grattacieli, tutto per arrivare a Dio.
Generando una pazzia diffusa che fa in maniera che uomini giustifichino azioni militari preventive per imporre il proprio potere, pazzia che minaccia la vera vita di questo pianeta e dei suoi abitanti.
Il Divino è dentro di noi ed è presente dappertutto nel mondo naturale.
Tutto quanto è collegato da questa energia cosmica e sacra.
Questo è il principio della divinità immanente al centro della nostra spiritualità.
Non è qualcosa in cui crediamo, è qualcosa "che noi sappiamo perché la proviamo" con l'uso delle nostre pratiche e attraverso il nostro rapporto con la Natura.
Le streghe non hanno fede nel Divino, esse hanno esperienza del Divino.
Forse è giunto il tempo per una nuova definizione di magia che vada oltre l'idea di cambiare la coscienza alla volontà e di cambiare la realtà secondo le vostre intenzioni.
La magia è anche quello che succede quando vi aprite al Divino.
Tutta la magia reale è una manifestazione del Divino, è come noi ci accomuniamo e compartecipiamo alla creazione della realtà con l'essenza divina.
La magia non è qualcosa come comandare e controllare, è partecipare e co-creare.
L'Arte della Magia non è informazione, è trasformazione.
Non è credere, ma sperimentare.
Quindi pratica, pratica, e ancora pratica, e farla in mezzo alla Natura!
La Wicca mette in condizione di compenetrare nella divinità e di manifestare il destino, i desideri e i sentimenti più elevati e sacri.
Perché si è venuti a contatto con il potere che rende la magia reale.
I principi etici reali di come viviamo e pratichiamo sono semplici:
viviamo in maniera sacra perché noi viviamo in un mondo sacro.
Quindi noi trattiamo tutto ciò che è vita con venerazione e rispetto.
Poiché tutta la magia scorre dal nostro rapporto con il sacro, le nostre vite e la nostra magia devono essere guidate dalla sacra natura dell'energia con cui lavoriamo.
Il lavoro con l'energia non è neutrale, è amore divino, anche quando si manifesta nella sua "capacità distruttiva".
La Natura ci insegna che che la morte è al servizio della vita e la vita proviene dall'unione che è amore.
La Natura ci insegna che il Divino è sia maschile che femminile, e anche oltre il genere.
La magia spesso funziona in maniera inaspettata perché
- NON è un processo meccanico
- l'Universo NON è una macchina
Vivere e praticare la magia all'interno di una realtà divina, armonica, vivente.
Il vero segreto di un incantesimo riuscito, come con tutta la magia, è il nostro rapporto spirituale con il potere divino dentro di noi e quello che ci circonda.
Non è dentro una formula, in un attrezzo, in una pozione, o in qualche cosa di esterno.
C'è potere in tutto, ma questo non viene liberato finché non si interagisce con esso.
Il divino immanente significa che il potere è fondamentalmente, sempre dentro di noi.
L'ultima guida è la Dea e il Dio dentro di noi ed il mondo della Natura tutto intorno noi.
Siamo l'autoconsapevolezza risvegliata e rafforzata di un universo sacro.
Desideriamo capire e praticare l'Arte della Magia, non solo come un mezzo verso un fine, ma come religione piena di significato e potenza, una spiritualità che può creare una differenza non soltanto nelle nostre vite individuali, ma nella vita di questo pianeta straordinario.
domenica 4 gennaio 2015
Astrologia Umanistica Evolutiva
La più antica scienza della ricerca interiore
Sin dai tempi più remoti l’uomo ha cercato di trovare nell’osservazione del cielo le risposte alle sue mille domande, e l’astrologia da sempre ha rappresentato uno dei più efficaci tentativi di dimostrare come nell’universo tutto sia collegato e unito da una legge superiore.
“Come in alto così in basso” significa che microcosmo e macrocosmo sono l’uno il riflesso dell'altro.
Approfondita nei suoi significati evolutivi l'astrologia può diventare un vero e proprio percorso di conoscenza di sè e di crescita spirituale.
Le origini dell’astrologia in chiave umanistica-evolutiva
L'astrologia ha origini antichissime e studiandola non si può fare a meno di pensare che essa sia stata la prima forma di psicologia che sia mai esistita.
L’uomo antico, pervaso dai problemi legati alla sopravvivenza, era assillato dall’ansia di prevedere il futuro nella speranza di poter controllare l’inelluttabilità degli eventi e porsi al riparo dalle catastrofi. E così inizialmente anche l’astrologia, come del resto le religioni, aveva soltanto lo scopo di fornire rassicurazioni sul futuro incerto dei popoli.
Verso i primi anni del ‘900 invece, parallelamente allo sviluppo della psicologia, nasce un nuovo modo di intendere l’astrologia, basato sulla persona, non più sull’esterno.
Si tratta della cosiddetta corrente umanistica, la quale integra gli aspetti psicologici con quelli simbolici ed archetipici che da sempre appartengono all’astrologia.
Si inizia infatti a capire che l’uomo non è un burattino che subisce un destino già tracciato, ma è un’essere dotato di una personalità, di una serie di potenziali, ma soprattutto di un libero arbitrio, cui spetta l’arduo compito di “individuarsi”.
Astro-terapia
L'Astrologia, considerata come linguaggio psicologico e strumento diagnostico, poteva servire da guida all'integrazione e trasformazione della personalità.Il nuovo approccio dell’astrologia è quindi "incentrato sulla persona" nel senso che ciascuna carta del cielo è unica, l'oroscopo rappresenta l'insieme delle potenzialità dell'individuo, in cui nessun pianeta è "buono" o "cattivo", ma ciascun elemento va considerato come parte di un tutto organico.
Gli eventi non vanno interpretati come fatti isolati, con effetti fortunati o sfortunati, bensì come specifiche manifestazioni di fasi di cicli di sviluppo aventi uno scopo ben preciso, l'autorealizzazione.
Il ritratto psicologico
Il Tema Natale, è lo strumento che l'astrologia utilizza per esplorare la nostra interiorità,è il nostro ritratto psicologico e nasce dalla lettura dei vari elementi che sono presenti in ogni Tema Natale, ma che, in ognuno, si combinano diversamente andando a formare una miscela unica e speciale nel modo di associare, distribuire e scambiare le loro energie.
Questa miscela unica è la personalità individuale, quella che fa di ognuno di noi un essere unico e diverso da ogni altro.
Il Tema Natale ci parla di un progetto di vita, dove è racchiusa la percezione di un passato e di un futuro, e ci dà indicazioni circa le energie che si muovono dentro la persona.
Nessuno di noi nasce senza un bagaglio, ed ognuno di noi è dotato di potenzialità che sono indicate nel Tema Natale, le cosiddette “tendenze” che abbiamo acquisito nel passato e che influenzano la vita presente.
In questo senso il passato rappresenta le capacità e le competenze che abbiamo già messo nel nostro scrigno, le nostre ricchezze, qualcosa che conosciamo e a cui possiamo attingere nei momenti di difficoltà.
Il futuro invece riguarda ciò che siamo chiamati a sviluppare nell’arco della nostra vita e questo ci sarà di aiuto nel viaggio verso il nostro “divenire”.
"è difficile non essere ciò che si è, ma è ancora più difficile cercare di essere ciò che non si è".
Il nostro progetto evolutivo
La mappa astrale più che parlarci di quello che siamo, ci parla del nostro potenziale, di come possiamo utilizzare al meglio le nostre energie per portare a termine il nostro progetto evolutivo in maniera cosciente.
Esso rappresenta con estrema precisione e chiarezza i punti dove le energie sono bloccate o lavorano in noi senza che l’Io ne abbia un controllo.
Ognuno di noi è sottoposto ad una pressione dell’ambiente, come direbbe il sociologo, e c’è un’influenza dell’infanzia, come direbbe lo psicologo, ma da un certo punto in avanti siamo liberi di prendere le nostre decisioni.
Talvolta le scelte che compiamo nella nostra vita sono in perfetta sintonia con il progetto che c’è a monte. Altre volte i desideri dell’io sembrano contrastare con quelli del Sé, o anima.
Il nostro compito consiste proprio nel conoscerci, individuarci, crescere.
Ecco che l’astrologia può aiutarci ad entrare in contatto con il messaggio che si cela dietro l’apparenza dei fatti, rivelando a noi stessi la strada per scoprire ed esprimere al meglio delle nostre possibilità la nostra vera identità.
Attraverso il suo studio possiamo comprendere quali sono i compiti della nostra anima, le sfide da affrontare e le lezioni da apprendere sul nostro cammino.
Infatti dietro ogni configurazione astrale, ogni aspetto planetario e persino dietro ogni segno zodiacale di appartenenza si cela un tacito messaggio.
Per esempio forse non tutti sanno che chi nasce sotto un segno d’Aria deve imparare la fratellanza, mentre l’Acqua insegna la pace, il Fuoco l’amore e la Terra l’assistenza…
"Nulla possiamo fare di meglio per noi stessi, se non cercare di diventare quello che siamo veramente".
sabato 3 gennaio 2015
Ottaedro
L’Anno Tropico è composto di 12 mesi ed è legato alla rotazione della Terra attorno al Sole.
I 12 mesi sono divisi in 4 Stagioni, ciascuna di 3 mesi.
L'alternanza delle stagioni è dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre rispetto alla linea che congiunge Terra-Sole.
Alle 4 stagioni corrispondono 4 momenti tipici dell'anno per cui la durata del giorno e della notte viene ad essere diversa solstizi, di giugno e di dicembre, o uguale equinozi, di marzo e settembre.
Essendo l'arco del Sole descritto al Solstizio d'Estate più ampio, questo rimane sopra l'orizzonte per un tempo maggiore e dunque le ore, di luce, diurne sono più di quelle notturne.
La situazione si presenta invertita al Solstizio d'Inverno.
Mentre agli equinozi, dove l'arco diurno è pari a quello notturno, le durate del giorno e della notte risultano uguali
Il Solstizio d'Inverno viene visto come la porta, in latino ianua, da cui Ianus, il portiere, il dio bifronte, che apre la fase ascensionale del ciclo annuale, riportando la luce, Sol Invictus.
Mentre il Solstizio d'Estate è collegato all'avanzare del buio, che apre la fase discendente.
All'interno degli antichi culti misterici, agrari e stellari, l'alternanza luce-buio, lavoro-riposo, atto-potenza, primavera-inverno, pianta-seme, si trasforma di conseguenza in strumento di conoscenza e rivelazione che indica all'essere umano la via per la trasformazione materiale e spirituale, che si risolve nella necessità di trovare il proprio equilibrio dinamico, cioè il proprio giusto ritmo, armonizzandosi ed accordandosi sui ritmi della Natura.
Collegando tutti gli esseri viventi, il dentro con il fuori, l'alto con il basso.
La prima descrizione di Ottaedro è legato ai poliedri regolari nel Timeo di Platone, da cui il nome di solidi platonici.
Le prime raffigurazioni risalgono invece alla fase finale del neolitico dove l'ottaedro è la quinta di queste figure tridimensionali dette anche «Giocattoli di Bacco».
Keplero nel suo studio sulle relazioni tra pianeti ed orbite attribuisce l'Ottaedro a Venere, mentre Platone nella comparazione con gli elementi lo considera un intermediario tra il fuoco, tetraedro, e l'acqua, icosaedro, i due elementi associati tradizionalmente alla Stella di Salomone che esprime la coincidenza degli opposti nella figura piana dell'esagono, per mezzo di due triangoli incrociati.
Riferimenti simbolici delle varie fasi dell’anno sono collegati all’agricoltura ricordando quindi che vi è un legame di identità tra la parola Neofita ed il suo corrispettivo greco Neòv futòn che tradotto vuol dire Nuova Pianta e deriva evidentemente dai Culti Misterici iniziatici ed agrari collegati al ritmo delle stagioni.
Lo Zodiaco, tropico, è la striscia di cielo che si allarga per circa 8° su ambedue i gradi dell’Ellittica, orbita tracciata dal moto apparente del Sole nel corso di un anno, e all’interno della quale si svolge apparentemente il movimento del Sole e dei Pianeti.
Esso ha per convenzione e ragioni di armonia e geometria sacra, un arco di 360° suddivisibile in 12 sezioni uguali di 30°, rappresentati dai 12 segni zodiacali ed altrettante case astrologiche.
Nel corso di un mese, di circa 30 giorni, il Sole percorre “apparentemente” ciascun segno.
Oggi giorno vengono usati anche Urano, Nettuno e Plutone che condividono con Giove, Saturno e Marte, rispettivamente le case di Pesci, Acquario e Scorpione
Altri riferimenti sono legati ai significati simbolici attribuiti alle 8 festività solari, riferite al ciclo agrario ed ad alcune festività del calendario cristiano.
Le feste cristiane sono state riportate solo in base al fatto che la maggior parte della ritualistica cristiana si basa su preesistenti culti e festività pagane.
Le 4 fasi stagionali, i 2 Equinozi ed i 2 Solstizi, insieme ai nomi celtici ed all'indicazione dell'inizio e della fine dell'anno magico, che non coincide con quello cristiano.
Ad esempio, quando in Australia si celebra Samhain , in Italia si celebra Beltane.
Viene indicato il giorno d'inizio delle 8 feste collegato a quello delle 12 costellazioni zodiacali astrologiche, ma anche alle 13 costellazioni astronomiche.
L'inizio dello Zodiaco Astrologico che si basa sul ciclo delle stagioni, si apre con il segno dell’Ariete, che è il punto dove si trovava nel primo giorno della primavera astronomica al tempo dello studioso greco Ipparco, 130 a.C.
A quel tempo, infatti, il Sole compariva durante l'equinozio all'inizio di un gruppo di stelle che formavano la costellazione dell'Ariete, permettendo la coincidenza tra la costellazione visibile ed il segno ad essa associato.
Lo Zodiaco Astrologico è quello a cui si fa comunemente riferimento.
Secondo lo Zodiaco Astronomico che studia solo la posizione delle stelle, costellazioni, il punto equinoziale adesso non coincide più con l’Ariete ma con agli ultimi gradi della costellazione dei Pesci, che aprono la strada alla famosa "Era dell'Acquario".
Questo perchè in 20 secoli è retrocesso di circa 27°, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, scoperta proprio da Ipparco, che prevede lo spostamento di 50" l'anno, 1° ogni 72 anni, del punto equinoziale.
Secondo il sistema dello Zodiaco Astronomico le costellazioni sono 13, invece che 12, poiché viene considerato anche la costellazione dell'Ofiùco o Serpentario, che si trova lungo il cammino apparente del Sole scavalcando l’equatore celeste con un arco di circa 40 gradi.
Si trova cioè appena al di sopra della costellazione dello Scorpione che risiede invece in gran parte al di sotto dell'Eclittica.
I 12 mesi sono divisi in 4 Stagioni, ciascuna di 3 mesi.
L'alternanza delle stagioni è dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre rispetto alla linea che congiunge Terra-Sole.
Alle 4 stagioni corrispondono 4 momenti tipici dell'anno per cui la durata del giorno e della notte viene ad essere diversa solstizi, di giugno e di dicembre, o uguale equinozi, di marzo e settembre.
Essendo l'arco del Sole descritto al Solstizio d'Estate più ampio, questo rimane sopra l'orizzonte per un tempo maggiore e dunque le ore, di luce, diurne sono più di quelle notturne.
La situazione si presenta invertita al Solstizio d'Inverno.
Mentre agli equinozi, dove l'arco diurno è pari a quello notturno, le durate del giorno e della notte risultano uguali
Il Solstizio d'Inverno viene visto come la porta, in latino ianua, da cui Ianus, il portiere, il dio bifronte, che apre la fase ascensionale del ciclo annuale, riportando la luce, Sol Invictus.
Mentre il Solstizio d'Estate è collegato all'avanzare del buio, che apre la fase discendente.
All'interno degli antichi culti misterici, agrari e stellari, l'alternanza luce-buio, lavoro-riposo, atto-potenza, primavera-inverno, pianta-seme, si trasforma di conseguenza in strumento di conoscenza e rivelazione che indica all'essere umano la via per la trasformazione materiale e spirituale, che si risolve nella necessità di trovare il proprio equilibrio dinamico, cioè il proprio giusto ritmo, armonizzandosi ed accordandosi sui ritmi della Natura.
Collegando tutti gli esseri viventi, il dentro con il fuori, l'alto con il basso.
La prima descrizione di Ottaedro è legato ai poliedri regolari nel Timeo di Platone, da cui il nome di solidi platonici.
Le prime raffigurazioni risalgono invece alla fase finale del neolitico dove l'ottaedro è la quinta di queste figure tridimensionali dette anche «Giocattoli di Bacco».
Keplero nel suo studio sulle relazioni tra pianeti ed orbite attribuisce l'Ottaedro a Venere, mentre Platone nella comparazione con gli elementi lo considera un intermediario tra il fuoco, tetraedro, e l'acqua, icosaedro, i due elementi associati tradizionalmente alla Stella di Salomone che esprime la coincidenza degli opposti nella figura piana dell'esagono, per mezzo di due triangoli incrociati.
Riferimenti simbolici delle varie fasi dell’anno sono collegati all’agricoltura ricordando quindi che vi è un legame di identità tra la parola Neofita ed il suo corrispettivo greco Neòv futòn che tradotto vuol dire Nuova Pianta e deriva evidentemente dai Culti Misterici iniziatici ed agrari collegati al ritmo delle stagioni.
Lo Zodiaco, tropico, è la striscia di cielo che si allarga per circa 8° su ambedue i gradi dell’Ellittica, orbita tracciata dal moto apparente del Sole nel corso di un anno, e all’interno della quale si svolge apparentemente il movimento del Sole e dei Pianeti.
Esso ha per convenzione e ragioni di armonia e geometria sacra, un arco di 360° suddivisibile in 12 sezioni uguali di 30°, rappresentati dai 12 segni zodiacali ed altrettante case astrologiche.
Nel corso di un mese, di circa 30 giorni, il Sole percorre “apparentemente” ciascun segno.
Oggi giorno vengono usati anche Urano, Nettuno e Plutone che condividono con Giove, Saturno e Marte, rispettivamente le case di Pesci, Acquario e Scorpione
Altri riferimenti sono legati ai significati simbolici attribuiti alle 8 festività solari, riferite al ciclo agrario ed ad alcune festività del calendario cristiano.
Le feste cristiane sono state riportate solo in base al fatto che la maggior parte della ritualistica cristiana si basa su preesistenti culti e festività pagane.
Le 4 fasi stagionali, i 2 Equinozi ed i 2 Solstizi, insieme ai nomi celtici ed all'indicazione dell'inizio e della fine dell'anno magico, che non coincide con quello cristiano.
- Samhain, vigilia del 31 ottobre, inizio dell'anno, corrisponde ad Ognissanti, il giorno dei Morti, Halloween
- Solstizio d'inverno, 21 dicembre, Yule, Porta solstiziale di Giano Bifronte ed il 25 dicembre la festa del Sol Invictus, quando cioè si festeggia il ritorno della luce con le giornate che ricominciano ad allungarsi
- Imbolc, il 2 febbraio e vigilia, la festa della Candelora, il Carnevale
- Equinozio di primavera, 21 marzo, Ostara o anche Eostar - Easter, collegata con la Pasqua.
- Beltane, 1 maggio e vigilia, identificato con il primo giorno dell'estate
- Solstizio d'estate, 21 giugno, Litha, collegato al 24 Giugno il giorno di San Giovanni è dedicato alla raccolta delle erbe magiche
- Lughnasadh, 1 agosto e vigilia, la festa del raccolto
- Equinozio d'autunno, 21 settembre, Mabon, collegato con il 29 settembre, festa dei Santissimi Arcangeli in special modo di San Michele arcangelo, ricco di significati esoterici, uno tra tutti il fatto che ad esso siano intitolate chiese che trovandosi lungo impotanti linee sincroniche collegano antichi centri energetici.
Ad esempio, quando in Australia si celebra Samhain , in Italia si celebra Beltane.
Viene indicato il giorno d'inizio delle 8 feste collegato a quello delle 12 costellazioni zodiacali astrologiche, ma anche alle 13 costellazioni astronomiche.
L'inizio dello Zodiaco Astrologico che si basa sul ciclo delle stagioni, si apre con il segno dell’Ariete, che è il punto dove si trovava nel primo giorno della primavera astronomica al tempo dello studioso greco Ipparco, 130 a.C.
A quel tempo, infatti, il Sole compariva durante l'equinozio all'inizio di un gruppo di stelle che formavano la costellazione dell'Ariete, permettendo la coincidenza tra la costellazione visibile ed il segno ad essa associato.
Lo Zodiaco Astrologico è quello a cui si fa comunemente riferimento.
Secondo lo Zodiaco Astronomico che studia solo la posizione delle stelle, costellazioni, il punto equinoziale adesso non coincide più con l’Ariete ma con agli ultimi gradi della costellazione dei Pesci, che aprono la strada alla famosa "Era dell'Acquario".
Questo perchè in 20 secoli è retrocesso di circa 27°, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, scoperta proprio da Ipparco, che prevede lo spostamento di 50" l'anno, 1° ogni 72 anni, del punto equinoziale.
Secondo il sistema dello Zodiaco Astronomico le costellazioni sono 13, invece che 12, poiché viene considerato anche la costellazione dell'Ofiùco o Serpentario, che si trova lungo il cammino apparente del Sole scavalcando l’equatore celeste con un arco di circa 40 gradi.
Si trova cioè appena al di sopra della costellazione dello Scorpione che risiede invece in gran parte al di sotto dell'Eclittica.
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