domenica 18 gennaio 2015

Il Calendario di Coligny

Le conoscenze astronomiche degli antichi Celti

La capacità di percepire i ritmi della natura e di vivere in armonia con essa fu un fatto essenziale nel mondo pre e protostorico. 

Fu così anche per i Celti, come per altre popolazioni dell'Età del Ferro, essendo la loro, una società la cui economia era prevalentemente rurale.

Il Sole e la Luna con i loro movimenti ciclici furono fondamentali dal punto di vista della divisione del tempo e dello sviluppo del calendario.


In questo modo la Luna permetteva di dividere il tempo in settimane, quindicine e mesi, mentre al Sole spettava il compito di scandire l'anno.


Il Sole, a causa del suo moto, sorge ogni giorno un poco più tardi rispetto alle stelle, quindi una stella sorge e tramonta circa quattro minuti prima rispetto al giorno precedente.
 

Ciò significa che una costellazione che in un determinato periodo dell'anno sorge e tramonta assieme il Sole non è visibile.
Sei mesi dopo essa sorgerà dodici ore prima del Sole e sarà quindi visibile durante tutta la notte.

Per questa ragione tutte le costellazioni vicine all'eclittica sono visibili in media per sei mesi all'anno.
Potremo quindi parlare di costellazioni "estive" e "invernali".

Anche i pianeti si spostano nel cielo.


Mercurio e Venere percorrono le loro orbite tra la Terra e il Sole rimanendo sempre abbastanza prossimi ad esso e si possono osservare alternativamente verso est subito prima dell'alba e verso ovest subito dopo il tramonto.

Marte, Giove e Saturno percorrono le loro orbite oltre quella della Terra quindi possono essere visibili per lungo tempo durante tutta la notte.


Anche loro anticipano ogni giorno la loro levata, ma talvolta a causa del moto retrogrado, sembrano invertire la direzione sorgendo in ritardo rispetto al giorno precedente.


I Maya svilupparono un calendario rituale il cui ciclo fondamentale era lungo 260 giorni che coincide col periodo di visibilità di Venere come astro del mattino o della sera.


I Celti facevano riferimento a corpi celesti quali la Luna e le stelle.


L'importanza della Luna è stata documentata da molti autori latini e in maniera oggettiva dalla struttura del calendario celtico di cui un esempio è inciso sui frammenti di una tavola di bronzo trovata a Coligny nel 1897.

Nella regione dell'Ain, sud della Francia, antica terra dei Galli Ambarri, a Coligny, furono ritrovati in un pozzo, nel novembre del 1897, i frammenti di una tavola di bronzo, le cui incisioni riproducevano la sequenza dei giorni di un calendario.


Il calendario viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo romana, ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni secoli prima.


I druidi non utilizzavano la scrittura, per cui il fatto di aver ritrovato un calendario scritto non può essere spiegato che con la conseguenza dell'occupazione romana su un insegnamento che era sempre stato trasmesso per via orale.


Il calendario di Coligny contiene la rappresentazione di una sequenza di cinque anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, più 2 mesi supplementari, ritenuti essere mesi intercalari introdotti per rendere lunisolare il calendario.


La sequenza dei mesi rappresentati è la seguente:

  1. Samonios di 30 giorni
  2. Dumannios di 29 giorni
  3. Rivros di 30 giorni
  4. Anagantios di 29 giorni
  5. Ogronios di 30 giorni
  6. Cutios di 30 giorni
  7. Giamonios di 29 giorni
  8. Simivisonios di 30 giorni
  9. Equos di 30 giorni
  10. Elenbiuos di 29 giorni
  11. Edrinios di 30 giorni
  12. Cantlos di 29 giorni
Ciascuno dei 12 mesi elencati iniziava la notte in corrispondenza della quale la Luna assumeva la fase di Primo Quarto.
Essi erano divisi in due parti di 15 più 15, oppure 15 più 14 giorni ciascuno in modo tale che se la prima quindicina era vincolata dalla fase di Primo Quarto, l'inizio della seconda doveva coincidere con la Luna alla fase di Ultimo Quarto.


I mesi le cui quindicine erano complete, di 30 giorni, sono classificati come MAT cioè fortunati, mentre quelli con 29 giorni sono etichettati con il termine gallico ANMAT che significa infausto. 

Fa eccezione il mese di Equos che è un mese "Anmat" ma dura 30 giorni.

La prima quindicina, durante la quale la Luna raggiungeva il plenilunio, era ritenuta un periodo di luce, mentre la seconda quindicina centrata sul novilunio era ritenuta un periodo di buio.


Le due quindicine sono separate dalla parola gallica ATENOVX, ritorno al buio, rinnovamento.


La quindicina posta dopo ATENOVX comprende il novilunio e quindi di fatto è il periodo dell'oscurità, mentre la prima quindicina comprendendo il plenilunio era il periodo di luce.


Si presume che i due mesi addizionali servissero per conciliare il tempo misurato basandosi esclusivamente sulla successione delle fasi della Luna con quello misurato tenendo conto del moto apparente del Sole sulla sfera celeste durante l'anno.


L'accuratezza raggiunta da questo calendario era adeguata per gli scopi agricoli, sociali e rituali tipici della società gallica del tempo
.

La decisione di utilizzare una sequenza di 7 mesi da 30 giorni e 5 da 29 giorni per ogni anno fu una naturale conseguenza delle osservazioni astronomiche.

La lunghezza media del mese sinodico risultante da questa combinazione è 29,58 giorni.


Dalle loro misurazioni i Druidi si erano accorti che la lunghezza del mese sinodico lunare sembrava fluttuare nel tempo intorno ad un valore medio, questo fatto lo rileviamo sperimentalmente dal calendario di Coligny nel quale venne codificato il valore sperimentalmente osservato e non il valore medio.


Infatti la lunghezza effettiva della lunazione variava durante l'età del Ferro tra 29,27 e 29,84 giorni solari.
L'osservazione delle fasi lunari portata avanti per lunghi periodi di tempo tendeva a determinare un valore di 29,60 giorni, che è un po’ più elevato della lunghezza media della lunazione, 29.53 giorni, ma che risulta in perfetto accordo con quanto codificato nel calendario.


Quest'ultimo valore conduce in capo a 12 lunazioni ad assegnare 355 giorni alla lunghezza dell'anno lunare invece che 354.


Il valore 355 è proprio la durata dei tre anni ordinari indicati nel calendario di Coligny e anche dei due rimanenti avendo l'accortezza di trascurare il mese intercalare che li porta a 385 giorni ciascuno.

 
I druidi furono costretti ad introdurre due mesi addizionali con lo scopo di intercalarli, seguendo qualche criterio, nel corso dei 5 anni lunari per raggiungere dal punto di vista pratico un accordo ragionevole tra il computo basato sul Sole e quello basato sulla Luna.


Infatti ogni 2 anni lunari e mezzo si perdeva circa un mese e solo dopo 30 anni si ritornava alle condizioni iniziali, cioè all'accordo tra il calendario e la stagione climatica.


Durante quel periodo il calendario era retrogradato di un numero di giorni pari ad un anno lunare.


In questo modo l'accordo tra il computo solare e quello lunare poteva essere mantenuto annualmente entro un errore massimo di 30 giorni a meno delle derive a lungo termine.


Il calendario celtico rappresentò non solo uno strumento liturgico, ma anche un dispositivo utile alla pianificazione agricola che va soggetta ai cicli stagionali in accordo con il Sole e cosi fanno anche le levate eliache delle stelle che definivano la cadenza delle feste.


Il vincolo lunare era obbligatorio solamente nel caso della festa più importante, quella di Trinuxtion Samoni che è l'unica espressamente indicata sul calendario di Coligny in tutti i cinque anni rappresentati. 

L'annotazione corrispondente compare in corrispondenza del secondo giorno della seconda quindicina del mese di Samonios di ciascun anno, quindi due giorni dopo l'ultimo quarto della Luna. 

Il calendario di Coligny è assimilabile ad un almanacco perché in esso sono codificate talune efficaci regole di predizione delle eclissi soprattutto quelle lunari.

Il fatto che nel secondo secolo dopo Cristo il calendario fu redatto in forma scritta potrebbe essere il segno che dopo l'invasione romana la classe druidica si dovette accontentare di pochi allievi, in quanto la maggioranza della gioventù appartenente all'aristocrazia Gallica preferiva studiare il Latino e il Greco presso i Romani e non più la scienza dei padri presso i druidi. 


Essi furono quindi costretti a scrivere ciò che aveva sempre tramandato oralmente in quanto la complessità del meccanismo di gestione calendariale era era ormai tale da essere oltre le usuali abilità del clero rurale del tempo.  


Da queste e da altri studi tutt'ora in corso incomincia ad emergere un'altra immagine del popolo dei Celti, l'immagine dei barbari viene via via smantellata è sostituita con quella di un popolo dedito allo studio, all'osservazione e all'interpretazione della natura.

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